Ho trovato atre info in giro sui Tuatha de danann:
Tuatha Dé Danann, ovvero la tribù della dea Danu (detta anche Dana) è una popolazione di creature fatate.
Nelle tradizioni pseudostoriche irlandesi, i Túatha Dé Danann (medio irlandese Túatha Dé Danand o Donand)
furono il quinto dei sei popoli preistorici che invasero e colonizzarono l'Irlanda prima dei Gaeli. Si ritiene che
essi vadano identificati - in tutto o in parte - con gli dèi adorati dagli stessi Gaeli, opportunamente
evemerizzati e collocati in un contesto storico a opera dei cronisti medievali, i quali appartenevano perlopiù
all'ambiente monastico. Le molte leggende che riguardano i Túatha Dé Danann, tramandate dai manoscritti
irlandesi, permettono di intravedervi alla base i residui di antiche teogonie e teomachie.
Secondo il Lebor Gabála Érenn (The Book of Invasions), furono sconfitti in battaglia dai Milesiani, i figli
mortali di Mil Espàine. Per i termini di sconfitta, i Tuatha Dé Danann accettarono di vivere sotto i sìdhe, le
colline che caratterizzano il paesaggio irlandese: ogni membro dei Tuatha Dé Danann ne possedeva uno.
La tradizione attribuisce ai Túatha Dé Danann quattro meravigliosi tesori, che essi portarono con sé in Irlanda
dalle quattro città site nelle isole boreali dove avevano ricevuto l'istruzione nelle discipline druidiche e nella
conoscenza. Queste furono:
*dalla città di Findias venne portata la spada di Núada: mai un combattimento venne perduto da chi la
impugnava;
*dalla città di Gorias venne portata la lancia che poi fu data a Lúg: non falliva mai il bersaglio;
*dalla città di Murias venne portato il calderone del Dagda Mór, capace di sfamare un numero illimitato di
persone senza svuotarsi mai;
*dalla città di Fálias venne portata la Lía Fáil, la Pietra del Destino, che emetteva un grido se veniva calpestata
da un legittimo Re Supremo d'Irlanda.
Parlare di questi personaggi sarebbe estremamente lungo e complicato: si tratta di una vera e propria lista di
nomi, genealogie ecc!
"e dei Túatha Dé Dánann, a quel tempo, era Núada mac Echtaich. Possente guerriero, Núada possedeva la
Claím Solais, una spada destinata a dare la vittoria a chi la impugnava. Fu lui a guidarli nella migrazione dal
Lochlann ad Alba e da Alba ad Ériu.
Ma il capo spirituale dei Túatha Dé Dánann era Eochaid Ollathair, detto il Dagda Mór. Era il depositario della
sapienza druidica: a lui apparteneva il Coire an Dagdae, un magico calderone che forniva cibo senza mai
esaurirsi. Il Dagda Mór possedeva inoltre una mandria di maiali, dei quali uno era sempre vivo e un altro
sempre pronto per esser cotto, mentre i suoi alberi erano sempre pieni di frutta. Possedeva pure una mazza che
quando colpiva poteva tanto uccidere quanto resuscitare chi aveva ucciso, talmente pesante che veniva
trascinata su ruote e lasciava una traccia abbastanza profonda da essere usata come fossato di confine per una
provincia. Inoltre il Dagda Mór possedeva un'arpa magica al quale aveva insegnato delle musiche
meravigliose, ma che potevano essere suonate soltanto se era lui a sfiorarne le corde.
C'era poi il campione Ogma, fratello del Dagda. Bellissimo nei tratti del volto, egli era l'inventore dell'alfabeto
ogamico, costituito da una serie di linee diversamente disposte lungo uno spigolo verticale.
C'erano Brian, Iuchar e Iucharba, i tre figli di Delbáeth Tuirell Bícreo figlio di Ogma. Loro madre era Dánann,
anch'essa figlia di Delbáeth, che li aveva generati unendosi incestuosamente al proprio padre. Questi tre erano
così esperti nelle arti druidiche e pagane, e avevano raggiunto in esse una tale eccellenza, che le loro genti non
solo li chiamarono «i tre dèi di Dánann», ma non disdegnarono di trarre da questi tre il loro stesso nome:
Túatha Dé Dánann, le «tribù degli dèi di Dánann».
C'era poi Eochaid Bress, un altro fratello del Dagda, destinato a diventare re dei Túatha Dé Dánann, ma senza
alcuna gloria, ché a causa del malgoverno avrebbe rischiato di portare il suo popolo alla rovina.
Vi era inoltre Manannán mac Lir, il cavaliere del mare crestato. Questi guidava il suo cocchio sulle onde allo
stesso modo in cui gli uomini guidano i loro carri sulla terra. La sua cavalla, la Aonbarr, correva infatti tanto
per terra o per mare e chiunque la cavalcava non veniva mai sbalzato di sella e ucciso. Manannán possedeva
anche dei maiali che, uccisi ogni giorno, il giorno seguente tornavano a vivere, e i Túatha Dé Dánann
banchettavano con questi maiali. Il suo corach, che si chiamava Scúabtuinne, aveva il pregio di arrivare da
sola a destinazione. La sua spada si chiamava Fregarthach, e nessuno di coloro che ne erano stati feriti era
riuscito a sopravvivere. Sposa di Manannán era la bionda Fann figlia di Áed Abrat, la cui bellezza era
leggendaria anche tra le donne dánann.
C'era poi Dían Cécht, il guaritore dei Túatha Dé Dánann. I suoi figli Míach, Ochtriuil e Airmed erano tutti e
tre dei valenti medici e guaritori, avendo ereditato l'arte dal loro padre.
Vi era poi Lúg Lámfada, anche se all'epoca della partenza dei Túatha Dé Dánann da Alba non si era ancora
rivelato. Costui era anche chiamato Samildánach, «Colui che unisce ogni arte», in quanto era esperto nell'arte
del poeta, del druido, del medico, del fabbro e del carpentiere. Era anche un grande guerriero: a lui sarebbe
andata la lancia invincibile, la Sleá Bua.
E c'era ancora Brígit, che alcuni dicono fosse un'altra figlia del Dagda. Era esperta nella poesia, nella
divinazione, nell'arte medica e nella metallurgia. Era però soprattutto la signora della conoscenza, ispiratrice
dei poeti e dei veggenti. Fu lei la prima a modulare un fischio per chiamarsi a vicenda nel cuore della notte.
Vi era poi una triade di impareggiabili artigiani. Di questi, Goibniu era un ineguagliabile fabbro: forniva armi
ai Túatha Dé Dánann e preparava loro i banchetti. Crédne Cerd era un abilissimo calderaio, il più grande tra
gli artigiani del rame e del bronzo. E Luchta mac Luachaid, un gran carpentiere e falegname. L'abilità di questi
tre era così grande che nelle battaglie forgiavano continuamente nuove armi per i guerrieri in sostituzione di
quelle spuntate.
C'era poi Coirpre il poeta. E tre satiristi, i cui nomi erano Cridenbél, Bruinne e Casmaol.
E c'era ancora la Mórrígan, con le sue sorelle Badb Chatha e Macha. Feroce, sanguinaria, implacabile, la
Mórrígan scendeva in battaglia e stabiliva a chi dovesse toccare la vittoria e a chi la sconfitta; si pasceva di
teste mozzate e di corpi trafitti. Nella mischia prendeva molte sembianze, ma la più comune era quella di
corvo. In quest'aspetto essa svolazzava sugli eserciti, cosicché questi non riuscivano più a distinguere gli amici
dai nemici. Ma anche se il suo carattere era di solito spaventoso, la Mórrígan poteva anche assumere
sembianze ammaliatrici: talvolta ella seduceva i guerrieri, specie nei momenti critici, alla vigilia delle
battaglie. Un altro nome della Mórrígan era Anu, in onore della quale due colline nel Múmu vennero chiamate
i «due seni di Anu».
Dínann e Bé Chuill, infine, erano le due streghe dei Túatha Dé Dánann. Esse e le loro sorelle Aircdan e Bé
Theite erano le quattro figlie di Flídais"
Aneddoti:
MANAU "LA TRIBU DE DANA"
Le vent souffle sur les plaines de la Bretagne armoricaine
Je jette un dernier regard sur ma femme, mon fils et mon domaine
Akim, le fils du forgeron est venu me chercher
Les druides ont décidé de mener le combat dans la vallée
Là où tous nos ancêtres, de géants guerriers celtes
Après de grandes batailles se sont imposés en maîtres
C'est l'heure maintenant de défendre notre terre
Contre une armée de Simeriens prête à croiser le fer
Toute la tribu s'est réuni autour de grands menhirs
Pour invoquer les dieux afin qu'ils puissent nous bénir
Après cette prière avec mes frères sans faire état de zèle
Les chefs nous ont donné à tous des gorgées d'hydromel
Pour le courage, pour pas qu'il y ait de faille
Pour rester grands et fiers quand nous serons dans la bataille
Car c'est la première fois pour moi que je pars au combat
Et j'espère être digne de la tribu de Dana
Dans la vallée de Dana lalilala
Dans la vallée j'ai pu entendre les échos
Dans la vallée de Dana lalilala
Dans la vallée des chants de guerres près des tombeaux
Après quelques incantations de druides et de magie
Toute la tribu le glaive en main courait vers l'ennemi
La lutte est terrible et je ne voyais que des ombres
Tranchant l'ennemi qui revenait toujours en surnombre
Mes frères tombaient l'un après l'autre devant mon regard
Sous le poids des armes que possédaient tous ces barbares
Des lances, des haches et des épées dans le jardin d'Eden
Qui écoulait du sang sur l'herbe verte de la plaine
Comme ces jours de peine où l'homme se traîne
Á la limite du règne du mal et de la haine
Fallait-il continuer ce combat déjà perdu
Mais telle était la fierté de toute la tribu
La lutte a continué comme ça jusqu'au soleil couchant
De férocité extrême en plus d'acharnement
Fallait défendre la terre de nos ancêtres enterrés là
Et pour toutes les lois de la tribu de Dana
Dans la vallée de Dana lalilala
Dans la vallée j'ai pu entendre les échos
Dans la vallée de Dana lalilala
Dans la vallée des chants de guerres près des tombeaux
Au bout de la vallée on entendait le son d'une corne
Le chef ennemi qui rappelait toute sa horde
Avait-il compris qu'on lutterait même en enfer
Et qu'à la tribu de Dana appartenait ces terres
Les guerriers repartaient, je ne comprenais pas
Tout le chemin qu'ils avaient fais pour en arriver là
Quand mon regard se posa tout autour de moi
J'étais le seul debout de la tribu voilà pourquoi
Mes doigts se sont écartés tout en lâchant mes armes
Et le long de mes joues se sont mises à couler des larmes
Je n'ai jamais compris pourquoi les dieux m'ont épargné
De ce jour noir de notre histoire que j'ai contée
Le vent souffle toujours sur la Bretagne armoricaine
Et j'ai rejoint ma femme, mon fils et mon domaine
J'ai tout reconstruit de mes mains pour en arriver là
Je suis devenu roi de la tribu de Dana
Dans la vallée de Dana lalilala
Dans la vallée j'ai pu entendre les échos
Dans la vallée de Dana lalilala
Dans la vallée des chants de guerres près des tombeaux
今日源、明日海洋... oggi sorgente, domani oceano... Anche la bestia più feroce conosce un minimo di pietà. Ma io non ne conosco, perciò non sono una bestia!!! Una visione chiara del possibile e dell'impossibile, del facile e del difficile, delle fatiche che separano il progetto dalla messa in opera, basta a cancellare i desideri insaziabili ed i vani timori: da questo, e non da altro derivano la temperanza ed il coraggio, virtù senza le quali la vita è solo un vergognoso delirio!!!
Armageddon è tornato da dove è venuto. Io c'ero e posso raccontarlo.


